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Prime Esperienze

La discoteca


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
06.03.2026    |    943    |    1 9.0
"Senza dire una parola, si abbassò, raccogliendo con due dita la scia di sperma che le scendeva lungo la gamba, e se lo portò alla bocca, leccandolo via con un gemito di apprezzamento..."
Mentre la musica del Glamour avvolge
Roma, Ambra e il suo partner si lasciano
andare a una passione sfrenata nel bagno
degli uomini. Tra baci affamati, carezze
audaci e parole provocatorie, il desiderio li
travolge in un vortice di piacere.
La musica pulsava attraverso le pareti del Glamour, il locale più esclusivo di Roma, un ritmo ipnotico che si
insinuava nelle ossa e faceva vibrare l’aria stessa. Le luci stroboscopiche tagliavano l’oscurità a intermittenza,
illuminando per un istante i corpi sudati che si muovevano sulla pista, poi lasciandoli di nuovo nell’ombra.
L’odore di profumo costoso, alcol e desiderio aleggiava denso, quasi tangibile. Era quel tipo di notte in cui tutto
sembrava possibile, in cui le inibizioni si scioglievano come ghiaccio nel whisky.
Lui si appoggiò al bancone del bar, le dita che tamburellavano distrattamente sul vetro umido del bicchiere. Il gin
tonic era ormai tiepido, dimenticato da almeno venti minuti. Non era lì per bere. Era lì per lei. L’aveva notata non
appena era entrata, un’ora prima: Ambra. Il nome le si addiceva come un guanto di seta nera—caldo, avvolgente,
con un luccichio pericoloso. I capelli scuri le ricadevano sulle spalle in onde morbide, la pelle dorata sotto le luci
artificiali sembrava quasi luminescente. Il vestito, un tubino nero aderente che si fermava a metà coscia, lasciava
poco all’immaginazione ma abbastanza da far impazzire la mente. Ogni suo movimento era una promessa, un
invito silenzioso che lui aveva colto al volo.
Non avevano scambiato più di dieci parole, ma era stato sufficiente. Uno sguardo prolungato, un sorriso che non
arrivava agli occhi ma prometteva molto di più, il tocco casuale di una mano sul suo avambraccio quando si era
chinata per farsi sentire sopra la musica. "Il bagno delle donne è occupato. Quello degli uomini è più spazioso,
no?" La voce di Ambra era un sussurro roco, quasi un ringhio, e le labbra rosse si erano curvate in un sorrisetto
malizioso mentre gli passava accanto, sfiorandogli l’inguine con il palmo aperto. Non c’era bisogno di altre
parole.
Il corridoio che portava ai bagni era stretto, illuminato da una luce fioca che faceva sembrare tutto più intimo,
più proibito. Le pareti erano rivestite di specchi scuri, che riflettevano le loro figure in modo frammentato, come
se stessero già entrando in un altro mondo. Lui la seguì, sentendo il calore del suo corpo anche senza toccarla.
La porta del bagno degli uomini si chiuse alle loro spalle con un click definitivo, e per la prima volta quella notte,
il silenzio li avvolse. Non completo—la musica era ancora lì, attutita, un battito costante che sembrava
sincronizzato con il loro respiro.
Ambra si voltò verso di lui, gli occhi scuri come la notte fuori, le pupille dilatate. Non c’era esitazione in lei, solo
una sicurezza animalesca che lo fece indurire all’istante. "Allora?" disse, passandosi la lingua sulle labbra gonfie.

"Fai qualcosa, o devo iniziare io?" Le mani di lui scattarono prima che potesse rispondere, afferrandole i fianchi
con una forza che la fece sobbalzare. Il tessuto del vestito era liscio sotto le sue dita, ma era la carne sotto che
voleva. La attirò a sé, sentendo il suo corpo premere contro il suo, i seni morbidi schiacciati contro il petto, il
calore dell’inguine di lei che si strofinava contro la sua erezione già dolorosa.
La bocca di Ambra era calda, umida, affamata. Non era un bacio—era una conquista. Le loro lingue si
scontrarono, si avvolsero, si cercarono con una disperazione che non aveva nulla di romantico e tutto di carnale.
Lui le morse il labbro inferiore, tirandolo appena, e lei gemette contro la sua bocca, un suono gutturale che gli
vibrò dritto nello stomaco. Le mani di lei erano ovunque: gli artigliavano le spalle, gli slacciavano la cintura con
dita esperte, gli affondavano nelle chiome mentre lo tirava giù per un altro bacio, più profondo, più sporco.
"Cazzo, sei già duro come un sasso" sussurrò lei, strofinando il palmo sulla protuberanza nei suoi pantaloni. "E io
sono già bagnata fradicia. Che combinazione, no?"
Non ci fu risposta, solo un ringhio mentre lui la spingeva contro il lavandino di marmo freddo. Il colpo secco del
suo corpo contro la porcellana echeggiò nel piccolo spazio, seguito dal suono del suo respiro che si faceva
sempre più affannoso. Le mani di lui scivolarono sotto l’orlo del vestito, risalendo lungo le cosce setose fino a
trovare il bordo delle mutandine. Nere, ovviamente. Di pizzo. Già inzuppate. "Porca puttana, Ambra" ansimò,
sfiorando con le dita il tessuto umido. "Sei un disastro." Lei rise, un suono basso e sensuale, mentre allargava le
gambe appena, invitandolo a esplorare oltre. "E tu sei un ipocrita. Ti piace, eh?"
Non ebbe il tempo di rispondere. Le dita di lui affondarono sotto il pizzo, trovando la carne bollente e fradicia
della sua figa. Era aperta, gonfia, le labbra interne già tumide di eccitazione. Un dito scivolò dentro senza
resistenza, seguito da un secondo, e il gemito che le sfuggì fu quasi un singhiozzo. "Dio, sì—proprio lì, cazzo"
ansimò, aggrappandosi al bordo del lavandino mentre lui cominciava a muovere le dita dentro di lei, lento
all’inizio, poi più veloce, più rude. Il suono dei suoi colpi umidi riempiva la stanza, mescolandosi ai loro respiri
affannati. "Sei così stretta, porca troia" grugnì lui, sentendo i muscoli di lei stringersi attorno alle sue dita. "E
così bagnata. Vuoi il mio cazzo, eh?"
Ambra non rispose a parole. Invece, con un movimento fluido, si liberò dalla sua presa e si voltò, appoggiando le
mani sul lavandino e inarcando la schiena in una curva perfetta. Il vestito si sollevò, rivelando il culodo rotondo e
sodo, diviso solo da una striscia di pizzo nero. "Allora che aspetti?" disse, guardandolo da sopra la spalla con
uno sguardo che era pura sfida. "Fammi vedere quanto ce l’hai duro."
Non ci volle altro. Lui si slacciò i pantaloni con movimenti frenetici, liberando il cazzo che pulsava, violaceo, la
punta già lucida di pre-sperma. Non si preoccupò di spogliarsi del tutto—non c’era tempo. Afferrò i fianchi di
Ambra, le tirò giù le mutandine fino alle caviglie e senza preavviso, senza carezze, senza preparazione, la penetrò
con un’unica, violenta spinta.
Il grido che le sfuggì fu quasi sovrastato dal suono della sua carne che si scontrava contro quella di lei, un clap
umido e oscuro che echeggiò tra le piastrelle. Era stretta, stretta da far male, i muscoli interni che si contraevano
attorno a lui come se volessero risucchiarlo dentro. "Cazzo!" ringhiò, affondando le dita nella carne morbida dei
suoi fianchi mentre cominciava a muoversi, tirandosi quasi del tutto fuori prima di spingere di nuovo dentro con
un colpo secco. "Sei una puttana perfetta, Ambra. Prendi questo cazzo come se fossi nata per questo."
Lei rise, un suono rotto, mentre spingeva indietro contro di lui, incontrando ogni sua spinta con un movimento
dei fianchi che lo faceva impazzire. "Più forte" ansimò. "Ti voglio sentire domani, cazzo. Voglio camminare
come una troia sculacciata." Lui non si fece pregare. Le diede ciò che chiedeva: colpi duri, profondi, il suono
delle loro pelle che si scontrava riempiva la stanza, mescolandosi ai gemiti sempre più alti di lei, ai suoi ringhi, alle
parole sporche che si scambiavano come se fossero l’unica lingua che conoscevano.
"Ti piace, eh? Ti piace quando ti scopo come la troia che sei?" Le sue parole erano puntellate da colpi sempre
più violenti, il cazzo che affondava dentro di lei fino a farle tremare le gambe. "Sì! Sì, cazzo, non fermarti—" La
voce di Ambra si spezzò in un grido quando lui le afferrò i capelli, tirandole la testa all’indietro mentre
continuava a martellarla senza pietà. "Vieni per me, puttana. Voglio sentirtelo sul mio cazzo."
E lei obbedì. Il suo corpo si tese, i muscoli interni si strinsero attorno a lui in onde convulse, e un urlo le sfuggì
mentre l’orgasmo la travolgeva, bagnandolo ancora di più, facendolo scivolare dentro di lei con ancora più
facilità. Lui non si fermò. Non poteva. Il piacere gli bruciava lungo la spina dorsale, le palle strette, pronte a
esplodere. "Ambra—" Il suo nome fu un ringhio mentre affondava dentro di lei un’ultima volta, spingendo fino
in fondo, e venne con un ruggito, riempiendola di sperma caldo, sentendo i suoi spasmi finali che lo strizzavano,
lo svuotavano fino all’ultima goccia.
Per un momento, rimasero così: lui appoggiato a lei, il respiro affannoso, il cazzo ancora semiduro dentro la sua
figa molle e fradicia; lei con le mani che tremavano sul lavandino, il corpo scosso da piccoli brividi post-orgasmici.
Poi, lentamente, lui si tirò fuori, sentendo il suo seme colare fuori da lei, scivolando lungo le cosce. Ambra si
voltò, gli occhi annebbiati, le labbra gonfie per i baci e i morsi. Senza dire una parola, si abbassò, raccogliendo
con due dita la scia di sperma che le scendeva lungo la gamba, e se lo portò alla bocca, leccandolo via con un
gemito di apprezzamento.
"Dio, sei una maledetta dea" disse lui, guardandola con una mistura di stupore e desiderio ancora insaziato.
Lei sorrise, sistemandosi il vestito con movimenti lenti, sensuali. "E tu sei un cazzo di dio, a quanto pare"
rispose, passandosi la lingua sulle labbra. "Ma ora torniamo là fuori. Ho ancora sete." E con ciò, si voltò verso la
porta, lasciandolo lì, con i pantaloni ancora aperti e il cuore che batteva all’impazzata, a chiedersi come avrebbe
fatto a tornare alla normalità dopo quello.
Storia di pura fantasia
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